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04.03.2010DIVERSAMENTE (PIU') ATLETI

Da ieri la frase che chiude la home page di questo sito è un omaggio a Francesca Porcellato, una leggenda dello sport paralimpico italiano, che si sta preparando per partire per Vancouver: “Quando mi hanno dato la prima carrozzina, l’unica cosa a cui ho pensato era di farla correre più che potevo”. L’ho trovata all’interno di un’intervista a Francesca e mi ha colpito. Mi è piaciuta perché secondo me in poche parole esprime esattamente non solo i valori dello sport paralimpico, ma in generale i valori dello sport. Senza nulla togliere al concetto di Giochi Paralimpici, a me piace pensare che quella che comincerà tra pochi giorni a Vancouver sia semplicemente l’Olimpiade che continua. Ho conosciuto da vicino alcuni atleti che si definiscono “diversamente abili”, io preferisco definirli “diversamente atleti”, nel senso che hanno qualcosa più degli altri. Perché per arrivare dove arrivano e superare le difficoltà che superano occorre essere più che atleti, super atleti. Lo dico da sportivo, questo è un discorso tecnico, non emotivo o che vuole compatire nessuno. 

Ho partecipato alla conferenza stampa di presentazione delle Paralimpiadi di Vancouver organizzata da Sky, a cui – oltre alla testimonial Francesca Porcellato – erano presenti tantissimi big dello sport azzurro. Mi fa piacere riportarne qui alcuni passaggi.

“Guardando le gare di questi atleti si coglie l’essenza dello sport, perlomeno nel mio modo di vedere e di interpretare il modo di essere sportivo. Per me l’essenza dello sport è la passione, l’unico motore che ti spinge avanti, muove tutto e sta alla base della voglia di vincere e soprattutto di superare i propri limiti. Nella mia carriera è sempre stato così, credo che i ragazzi che andranno in gara a Vancouver possano comprendere bene quello che sto dicendo. La passione, la tenacia e la gioia di essere lì: sono sicuro che saranno accomunati da queste tre cose. Mi piace sottolineare proprio questo aspetto, la gioia di essere lì: primi o ultimi, ma comunque oltre i propri limiti”.

“In tutta la mia carriera ho sempre coltivato, e posso anche dire con orgoglio di avere realizzato, il sogno di indossare la maglia azzurra e di vincere con quella maglia. Ho vissuto momenti tristi, ma anche una straordinaria, immensa gioia come la vittoria a Berlino. Purtroppo non ho mai disputato un’Olimpiade, ma posso dire di avere vinto il Mondiale, che per noi calciatori è la massima competizione. Se ripenso al mio gol contro la Germania, o al rigore calciato in finale, alla nostra vittoria, penso alla più grande e travolgente emozione provata sul campo da calcio. Ed è quella che auguro di provare anche ai nostri atleti alle Paralimpiadi”.

 Se inseguo ancora la maglia azzurra? La inseguo, la inseguo. Ho degli splendidi esempi davanti! E visto che ho tre anni meno di Francesca Porcellato (mi permetto di dirlo, siamo tra atleti… lo so che a una signora non si chiede l’età…) posso dire che se lei tornerà da Vancouver con una medaglia, allora io sarò costretto a puntare ai Mondiali… del 2014! Ho ancora tanto da lavorare…

 A parte gli scherzi, forza azzurri! In bocca al lupo, ragazzi.

 

Alessandro